26 aprile 2010

Ateo o credente?

Ho pensato a un mucchio di cose sul lungo viaggio in treno. Amo prendere i treni regionali proprio per questo. Per questo e perché quando non penso, leggo. Tra le tantissime cose, ho pensato a dio. A dio, alla religione, alla scelta religiosa (mono/poli-teistica) e alla scelta atea.
Non voglio sputare sentenze (come effettivamente faccio). Vorrei che se ne discutesse un po'. Io ho le mie idee, voi le vostre, hanno pari valore, e vorrei conoscerle. Per cambiare la mia, chissà.

Perché essere credenti e perché non esserlo? Può sembrare inopportuno, ma ho pensato ai vantaggi che se ne ottengono. Sacrilego, ma ogni cosa la facciamo, secondo me, per ottenere un qualche vantaggio.




Vantaggi del credente: penso che la cosa che si ottiene principalmente è la serenità.
La serenità deriva da tantissimi fattori in questo caso:

  • Esistenza di un piano divino. Ci mettiamo nelle mani di Dio, sapendo che ci basta seguire alcune regolette (10 comandamenti e simili) per poter vivere al meglio delle nostre possibilità. Non dobbiamo pensare a molto, i piani di Dio sono imperscrutabili.
  • Esistenza di una giustizia divina. I buoni vincono e i cattivi perdono. Ora possono anche divertirsi, ma stanno scambiando un piacere finito con uno infinito. Seguiamo quello che ci dice la Chiesa, e tutto andrà sicuramente bene.
  • Esistenza di una comunità. A tutti piace, inutile dilungarmi.
  • Risposta a 1000 domande. Perché viviamo? Perché è successo questo o quest'altro? 1000 domande, una sola risposta. Perché Dio ha voluto così, no?

Troviamo un esempio di questa serenità, di questa gioia, nel memoriale di Pascal:
"Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.
Certezza, Certezza. Sentimento. Gioia. Pace."

Vantaggi del non credente: per me, si guadagna la libertà.
  • Non esiste nessun piano divino. La responsabilità di tutto quello che accade è nostra, solo nostra. Questo significa un più grosso carico di dolore, ma anche una maggiore consapevolezza della nostra capacità di incidere il reale.
  • Non esiste una giustizia divina. I cattivi non saranno puniti in un aldilà. Per me, a punirli è la loro stessa vita. Ma se si è buoni, è una bontà autentica. Non si è buoni perché timorati di Dio. Lo si è per convinzione personale, e credo sia una cosa molto più bella.
Evito conclusioni banali che potete trarre da voi, ma la cosa importante per me è la seguente.

Per me non è così importante che tu sia un credente o no. Sono altre le cose importanti che si rischia di perdere di vista. La tolleranza. La mancanza di ipocrisia (dire di essere credenti e non esserlo, dire di essere non credenti e magari leggersi l'oroscopo). O l'amore per quello che può essere considerato realtà circostante o dono di Dio.


P.S. Il senso del sacro però non me lo toglie nessuno. Sacri per me rimarranno sempre la natura, il corpo, il fare l'amore.

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