12 aprile 2010

Essere un uomo

Uno dei pensieri fissi che ho avuto in questi mesi è stato relativo alla mia crescita. Volevo diventare un uomo. Ma cos'è un uomo? Quando posso definirmi tale? Che strada dovrei prendere? E una risposta me la son dovuta dare, o probabilmente sarei esploso. :D
Mi sono affidato un po' alle mie esperienze, un po' all'estetica, un po' al pensiero comune.

Per me, un uomo è, prima di tutto, chi ha la testa alta. Va a testa alta chi non ha paura di mostrare chi è. Ma la testa alta serve soprattutto a poter vedere lontano.

Un uomo ha sempre il respiro calmo, il battito regolare, lo sguardo fisso. Certo, la crudeltà del mondo toglie il fiato, fa tremare il cuore, fa tremolare gli occhi. Ma sa che se non ci fosse lui ad essere roccia, ad essere bandiera, il mondo sprofonderebbe. È per questo che nella vita di un uomo non c'è posto per le incertezze che bloccano la mano.

L'uomo sogna. Deve per forza avere un sogno. Il sogno diventa il motore delle sue azioni, la bussola da non perdere. Sa che dovrà scavare con le mani nella roccia, dovrà affrontare e superare il disgusto della palude. Ma il traguardo vale tutto, e lui stesso è la posta in gioco.

Questo è per me l'uomo, questa è la strada che ho preso.

E voi cosa ne pensate?


In possibile aggiornamento. Credo che da quello che ho scritto si possa ricavare ogni altra descrizione dell'uomo che ho in mente, non voglio essere ridondante. Se avete qualche dubbio, domanda, se volete qualche chiarimento, scrivete sotto! :)

4 commenti:

  1. Sono perfettamente d'accordo con il terzo capoverso: l'uomo(inteso come specie) deve riuscire sempre a mantenere una visione ampia, e per questo non può permettersi di lasciarsi distrarre da noie come il dolore o la paura. Anzi, mi sento sempre più vicino a Lucrezio quando afferma che "la felicità è atarassia", sebbene credo bisogna comunque lasciar passare le sensazioni e i valori positivi: in breve ogni uomo dovrebbe sviluppare una sorta di membrana "semipermeabile" che lasci passare solamente ciò che sente di volere.

    Sono del parere che la "testa alta", invece, serva solamente per noi stessi. Un uomo che ha bisogno di dimostrare qualcosa è un uomo insicuro o, peggio, presuntuoso. L'ideale da seguire (o perlomeno il mio) è quello dell'uomo distaccato dall'ipocrisia e dalla mediocrità della società moderna, che non vuole avere niente a che fare con masse cerebrolese. Ovviamente sto generalizzando (e per questo spero che mi perdonerete^^): esistono ancora, per fortuna, delle persone fantastiche, senza le quali i giorni sarebbero più grigi, ma sono solamente una trascurabile minoranza.

    Il traguardo dev'esserci sempre, senza eccezioni, di qualunque tipo. A seconda dello "spessore" dell'obbiettivo si avranno tanti tipi di uomini, ma senza di esso l'esistenza si riduce e mera vita biologica, non diversa da qualsiasi altro animale. Credo che la maggior parte di noi abbia un obbiettivo, anche inconsapevolmente; il passo in più che deve affrontare l'oltreuomo (per usare un termine nietzschano) consiste nell'espandere questo obbiettivo oltre l'immaginazione affinché si possa anelare a qualcosa di sempre "più perfetto", seppur non raggiungendolo mai. Dopotutto sono dell'idea che la felicità sia nell'attesa e svanisca una volta tagliato il traguardo... e qual'è il modo più bello di raggiungerla se non quello di rincorrere il sogno che si ha sempre amato?

    Concludo dicendo che il progresso e la crescita sono caratteristiche fondamentali nel percorso formativo di un individuo, dovrebbero essere il chiodo fisso di chiunque, il tessuto connettivo dell'intera esistenza. E il miglior modo per affrontarlo, a mio modesto avviso, consiste nel distruggere le barriere mentali delle più comuni credenze e dei luoghi comuni , nessuno escluso, e cominciare un lento ma fruttuoso lavoro di ricostruzione secondo le proprie facoltà. La "ricostruzione", tuttavia, deve essere flessibile, aperta alle altre parti e autocritica, seppure mantenendo delle solide fondamenta.
    Michele.

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  2. Per me l'atarassia è un po' come la morte (non per niente molti atarassici morivano di "morte volontaria"). La vita è movimento, si sa. Movimento del cuore, anche. Ma il troppo movimento, è anch'esso morte. Si parla anche di morte entropica dell'universo, no? Che avverrebbe nel caso in cui (perdonate il semplicismo) si consumasse troppa energia.

    Poi...l'uomo non ha paura di mostrare quello che è, ma non ne sente neanche il bisogno. Io personalmente, ormai, mi fermo per strada ad annusare i fiori. Non mi importa se si fermano a guardarmi o no. Voglio farlo e lo faccio. Possono pensare che io sia una checca o che sia strambo, ma non mi interessa perché so chi sono, e il loro giudizio su di me non influisce sul mio.

    Sì, mi sono ispirato anche all'oltreuomo, devo ammetterlo. Ma mi fai venire in mente anche Fichte : "Essere liberi è niente, divenirlo è cosa celeste".

    Sì, la distruzione e la ricostruzione è la strada che anch'io ho sempre seguito. Lasciando sempre qualcosa dal passato ovviamente. E seguendo anche il giudizio degli altri, i consigli delle persone che mi sono amiche. Pensando alle persone che ho ferito senza volerlo, e alle frasi raccolte per la strada. Pensando anche alla gente umile e alla gente pratica, perché per qualche motivo si trova spesso ad essere ad intimo contatto con il flusso della vita.

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  3. Un uomo è tale soprattutto perchè può sbagliare... L' uomo qui descritto, quasi non si abbandona alle emozioni e alle debolezze che sono proprie della specie umana. Le emozioni non sono controllate da noi, ma dal cervello... Non decidiamo cosa sentire quando accade qualcosa, non possiamo "permeare" le nostre reazioni.

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  4. L'atarassia che intendo io è ben diversa da quella di Lucrezio, sia chiaro. Prima di tutto bisogna lasciar stare le esperienze positive e piacevoli, e rispetto a quelle negative bisognerebbe stare solo "un gradino al di sopra", in modo tale che si accettino come fattori di crescita e rafforzamento senza che turbino il nostro equilibrio.
    Esempio stupido e banale: se uno sconosciuto per strada dice delle cattiverie senza motivo non ci si deprime o suicida, come è giusto che sia.(lol)Allo stesso tempo, per quanto non abbiamo alterato il nostro equilibrio psico-emozionale, formuleremo il nostro pensiero di crescita:"ma guarda che gente idiota esiste al mondo"(se per caso veniamo da un altro pianeta e non lo sappiamo ancora :P).
    Il mio obbiettivo è costruire una barriera simile a quella che ognuno di noi ha per le piccole cose, ma capace di attutire colpi ben più grossi, senza che per questo debba diventare un manichino primo di emozioni.
    E per quanto ci sia chi dice che ciò è impossibile, io ci provo.

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