13 gennaio 2010

Ipocrisia

Parliamo di ipocrisia. Che in giro ce ne sia tanta, lo sappiamo tutti.
Quello che mi chiedo è se, in fondo, lo siamo un po' tutti. Perché siamo tutti a favore dell'ambiente e dei bambini poveri, ma proprio ora stiamo consumando tantissime risorse.
Ci lanciamo contro chi uccide gli animali, quando sappiamo benissimo che la nostra economia si basa sullo sfruttamento altrui: non più degli animali(meno male!), ma sempre più degli uomini. Pensiamo ad africani, asiatici, sudamericani. Ma anche ai nostri stessi operai italiani. Davvero, forse non potremmo avere neanche un centesimo di quello che abbiamo senza lo sfruttamento altrui. E la cosa più incredibile, è che non ci sentiamo minimamente colpevoli. Neanche ora, mi sto sentendo così colpevole. Crediamo di meritarcele, le cose che abbiamo...e finora non abbiamo neanche alzato un dito. Non so...è un bene o un male non pensarci? Non potremmo provare a fare qualcosa per cambiare? E cosa fare per cambiare? Ho qualche idea ma voglio prima leggere le vostre!

13 commenti:

  1. A proposito di ipocrisia ci si potrebbe riempire un libro. Il principio adottato in Italia è quello del diritto: ogni cosa che abbiamo ci è dovuta per diritto. Non si pensa che le risorse sono a disposizione di tutti, che non sono nè mie, nè tue. La questione delle risorse è fortemente contradditoria. Se pensiamo che le risorse già adesso sono poche, ipotizzando che i paesi del terzo mondo possano usufruire già da domani di tutte le risorse (in quantità) che consumano i paesi del primo e del secondo, il pianeta finirebbe in una settimana. L'equazione è semplice: I = P x T x C ( dove I è l'impatto, P la popolazione, T la tecnologia, C il consumo). Vale a dire che se le risorse mondiali sono un pentolone di brodo e la popolazione mondiale sono cento persone, dieci prendono settanta cucchiaiate al minuto e la altre novanta solo una (P x C). Il pentolone finisce dopo un certo po' di tempo. Se aggiungiamo il fattore T ipotizziamo che le dieci persone si servano di un mestolo di modeste dimensioni. Il pentolone comincia a svuotarsi. Se pretendiamo di prendere tutti settanta cucchiaiate al minuto con un mestolo enorme il pentolone finisce in meno di un giorno.
    Le constatazioni sono tre:
    1 L'interesse dei paesi ricchi è non solo quello di far continuare gli altri a prendere una cucchiaiata al minuto, ma anche (come fa notare Giobbe Covatta nello spettacolo da cui ho tratto questa esplicazione) quello di bucare loro il cucchiaio.
    2 L'intento di chi vuole sopravvivere (e vuole aiutare i meno fortunati) non dev'essere dunque quello di portare soltanto risorse dove non ci sono, ma soprattutto quello di limitare i propri sprechi. Pensiamo che ogni volta che utilizziamo una risorsa ne togliamo decine di volte tanto a chi vive in paesi più poveri.
    3 La nostra resta sempre e comunque una lotta per la sopravvivenza, anche se crediamo di essere civili (e civilizzati). Non resta che alle coscienze delle persone scegliere se uccidere per continuare a vivere (in pochi e bene), oppure vivere tutti in maniera un po' più misurata.

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  2. L'equazione, secondo me, non è proprio corretta. Mi riferisco alla T(ecnologia). Non credo sia la quantità di tecnologia a fare la differenza. Ma se vogliamo lasciare la T, mettiamo anche un'altra variabile...Qt, inversamente proporzionale alla qualità della tecnologia. Perché più la tecnologia è ottimizzata è meno è distruttiva. Se si sprecasse di meno, se si riuscisse a sfruttare ogni goccia di energia...perchè siamo ancora lontani, ad esempio, dallo sfruttare l'energia rinnovabile.
    O ad esempio, queste lampadine a "risparmio energetico" che consumano estremamente di più di quelle a led.

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  3. Effettivamente l'equazione è stata creata senza tenere conto delle tecnologie "pulite". La variabile T è stata inserita a simboleggiare la presenza di industrie, auto, elettricità e qualsivoglia agente inquinante. per quanto potrà essere piccolo comunque Qt, nella situazione attuale, il suo valore non potrà mai essere inferiore a 1, ovvero, il suo contributo porterà sì una diminuzione nel valore di T (consumo "sporco"), ma non la porterà di sicuro a renderla nulla. La T resta comunque un catalizzatore dei consumi (C). Quello che possiamo fare è cercare di approssimarlo quanto più possibile a 0, anche se in realtà una volta raggiunto l'obbiettivo resterebbe comunque il consumo diretto. L'equazione corretta potrebbe essere allora: I= P x [C + (CxTxQt)] ---> I=PxCx[1+(TxQt)]. Ma questo conta poco... una volta raggiunto un sistema totalmente pulito di utilizzare l'energia dovremmo comunque fare i conti con il consumo diretto, ciò che riguarda il primario (argricoltura, pesca e allevamento). Dovremo comunque imparare a limitarci nei consumi, anche se puliti, e la domanda è: sarà sufficiente un pianeta per sfamare l'intera popolazione? Dovremo controllare le nascite, perchè parlando in brutali termini da analista, quando la popolazione è troppa e il cibo è poco più di qualcuno muore (infatti succede già ora). L'uomo è stato quello che ha spezzato la catena alimentare, e solo lui può rimetterla a posto, se vuole sopravvivere come specie.
    Nonostante queste idee forse un po' farneticanti che mi sono venute man mano scrivendo, resto convinto che un sistema più pulito esista, ma che debbano collaborare tutti, e affinchè collaborino tutti c'è bisogno che tutti necessitino (per necessità fisica, intendo) di un cambiamento.

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  4. Sì, e comodi come siamo, aspetteremo la necessità, che non aspetterà poi tanto per presentarsi. Ma cosa succederà dopo?

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  5. Ci metteremo una delle nostre pezze a colori migliori, piangeremo tanto e buonismo a palate. Il solito.

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  6. Non credi che potrebbe..scoppiare una guerra? Ma di quelle che nessuno ricorda. Una lotta tutti contro tutti per la sopravvivenza?

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  7. Quella c'è già, solo che non la vedi: i pozzi "a sorpresa" nella nostra regione ne sono la prova così come le guerre di interesse (vedi "umanitarie"), la stragi di interesse (11/9/2001) e così via... Penso che al momento giusto, quando sarà ormai palese che più di qualcuno dovrà morire per gli errori di pochi, i soliti padroni, proprio come nei manifesti di green peace, tireranno fuori i loro volti mesti e faranno mea culpa (a sto c***o), si riempiranno la bocca di tante belle parole, prenderanno qualche scarso provvedimento, e continueranno come sempre

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  8. Ci sarebbe anche l'ipocrisia delle persone nei sentimenti che provano, ma in effetti quello è un capitolo, anzi un altro libro da poter riempire.

    Comunque da quanto in qua la nostra economia non si basa più sullo sfruttamento degli animali? Macelli e allevamenti intensivi sono popolati da volontari? La realtà è che purtroppo tutti gli animali, senza distinzione tra quelli umani e non, vengono sfruttati, eccome. Ed è qui la soluzione a tutti i mali del mondo: fermare lo sfruttamento.
    Ma come arrivarci? La risposta, in parte, è contenuta in una citazione di una scrittrice francese, Marguerite Yourcenar: "Ci sarebbero meno bambini martiri se non ci fossero animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l'abitudine ai furgoni dove gli animali agonizzano senza cibo e senza acqua diretti al macello."

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  9. Le cose sono tutte collegate tra loro da causa ed effetto. Il caso non esiste. Si è talmente abituati a pensare che sia un nostro diritto soggiogare chi è più debole di noi che lo sfruttamento è solo uno dei modi di manifestare questo stato di cose. Mafia, datori di lavoro nero, schiavisti, dittatori sono sintomi di un mondo ancora regolato dalla primitiva "legge del più forte".
    Sapete cosa succede ad un cavallo quando durante una corsa si rompe una zampa? Biglietto di sola andata per il macello. Così come per tanti altri animali quando non sono più utili: galline che non fanno uova, mucche che non producono latte... Diventa qualcosa da "buttare via", con un po di deviato buonismo ecologico si potrebbe quasi considerare "riciclaggio".
    Qualche tempo fa lessi un articolo nel quale si raccontava di un lavoratore africano, Ibrahim, NON a nero. Per tre mesi si era arrangiato e aveva aspettato, ma a quel punto – dopo novanta giorni senza stipendio – doveva continuare a vivere, doveva fare qualcosa, e decise di chiedere all’artigiano per cui lavorava ciò che gli spettava, niente di più. Il datore di lavoro lo uccise con nove coltellate e poi scaricò il corpo del ragazzo sulla riva di un torrente. Il datore di lavoro si disfece così di "qualcosa" che in quel momento risultava essere inefficiente e antieconomico per la sua impresa: un peso morto. Il fattaccio mi nauseò, davvero, mi fece stare parecchio male, nonostante se ne sentano di ben peggiori. Ibrahim, evidentemente, aveva una doppia sfortuna: era un lavoratore ed era un immigrato. Era doppiamente invisibile, nonostante avesse un contratto di lavoro regolare e soggiornasse regolarmente in Italia da molti anni. Per il suo datore di lavoro, probabilmente, Ibrahim non era un uomo in carne e ossa, dotato di una vita propria. Sì, certo, era umano, ma era una risorsa, una risorsa umana, alla pari o forse poco più importante delle risorse tecnologiche, di quelle energetiche o naturali, di quelle organizzative. E se una risorsa, anche se umana, non serve più, la si dismette, se ne fa a meno,la si scarica. Certo, per dismettere le risorse, ci sono modi civili e modi incivili, ma il concetto è sempre lo stesso. Questa è anche, e sempre di più, la logica costitutiva di quello che, non a caso, viene definito come il "sistema di management dell’immigrazione" degli Stati liberali:
    Primo: prendere le risorse umane che ci servono (qualche tempo fa si diceva di prendere gli immigrati che sono disponibili a fare quello che gli italiani non vogliono più fare, ma l’attuale crisi economica ha complicato un po’ le cose).
    Secondo: essere ancor più ricettivi nei confronti delle risorse umane che possono contribuire a fare acquisire al paese un vantaggio competitivo nei settori produttivi strategici (gli immigrati con alte competenze professionali).
    Terzo: evitare l’arrivo delle risorse che non risultano utili o, nel caso in cui queste siano già presenti, reindirizzarle verso i paesi da cui provengono. Anche in questo caso, esistono modi civili e modi incivili di disfarsi di queste particolari risorse umane: le si può rimpatriare, se mai attraverso incentivi economici, ma si può anche buttarli a mare come le scorie radioattive.
    Per quel datore di lavoro, Ibrahim era una risorsa da dismettere. Se si fosse trovato senza lavoro e senza la possibilità di rinnovare il permesso di  soggiorno, Ibrahim sarebbe potuto diventare una risorsa da dismettere anche per l’intero paese Italia.
    Notate qualche similitudine tra l'idea di dismissione di una risorsa umana non più produttiva e quella del "riciclaggio" di animali non più produttivi?
    E' il sistema che va cambiato, e le fondamenta si trovano radicate in uno dei bisogni fisiologici più importanti: l'alimentazione basata sullo sfruttamento di esseri viventi. Da lì, il modello capitalistico è arrivato ad inglobare persino le "risorse" umane.

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  10. Cito alcuni spezzoni del pensiero di umili0 per fare delle considerazioni: "L'intento di chi vuole sopravvivere (e vuole aiutare i meno fortunati) non dev'essere dunque quello di portare soltanto risorse dove non ci sono, ma soprattutto quello di limitare i propri sprechi. Pensiamo che ogni volta che utilizziamo una risorsa ne togliamo decine di volte tanto a chi vive in paesi più poveri." [...] "una volta raggiunto un sistema totalmente pulito di utilizzare l'energia dovremmo comunque fare i conti con il consumo diretto, ciò che riguarda il primario (argricoltura, pesca e allevamento). Dovremo comunque imparare a limitarci nei consumi, anche se puliti, e la domanda è: sarà sufficiente un pianeta per sfamare l'intera popolazione? Dovremo controllare le nascite, perchè parlando in brutali termini da analista, quando la popolazione è troppa e il cibo è poco più di qualcuno muore (infatti succede già ora). L'uomo è stato quello che ha spezzato la catena alimentare, e solo lui può rimetterla a posto, se vuole sopravvivere come specie."

    Il 66% (!) delle terre fertili del pianeta sono usate per coltivare vegetali destinati ai MANGIMI, solo il restante 34% a quello degli umani.
    Il 77% dei cereali in Europa è destinato ai mangimi. Negli USA l'87%. Nei paesi poveri, solo il 18%. COSA?? - vi chiederete - Ma se nei paesi poveri il 72% del cibo non è destinato ai mangimi perchè ci sono così tante persone malnutrite? Semplice! I paesi ricchi oggi possono consumare così tanta carne solo perchè sfruttano suolo e risorse dei paesi poveri in cui il consumo di carne è minimo.
    Senza considerare l'energia fossile necessaria per la produzione di cibi animali. Per produrre una caloria di proteine dal grano ne occorrono 2,2. Per la carne bovina 40, 39 per le uova, 14 per il latte, 14 per la carne di maiale. Ogni americano, ad esempio, "mangia" 13 barili di petrolio all'anno.
    L'acqua, non ne parliamo...

    Qual'è la soluzione a questo sfacelo? E' facilmente immaginabile, ma riconosco utopica: diventare tutti veg*ani. Ma quanto meno diminuire il consumo di carne, sarebbe possibile. E distruggere il sistema capitalistico, favorendo la nascita di un comunismo sostenibile...

    Comunque spero che nella "P" dell'equazione venga conteggiata anche la popolazione di animali d'allevamento e relativamente nella "C" anche i loro consumi...

    Comunque si, spero scoppi una guerra. Contro lo sfruttamento!

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  11. Per concludere v'invito a leggere questo interessante post, se ancora non l'avete fatto:
    Ogni volta che accade una tragedia su questo pianeta, tutte le contraddizioni e le ipocrisie a cui il genere umano ha dato vita in questa società strampalata, vengono immediatamente alla luce in tutta la loro drammaticità. Il terremoto di Haiti e la catastrofe umanitaria che ne è seguita non sfugge a questa regola. Tutto il mondo, tutti gli stati da nord a sud e da est a ovest, indipendedentemente dalle loro condizioni economico-politiche si stanno mobilitando per soccorrere gli haitiani, un popolo già duramente provato dalla miseria e dalla povertà ed ora sottoposto ad una tragedia di immani proporzioni. Un'osservatore esterno che non conoscesse la situazione sociale, economica e politica del nostro pianeta e che arrivasse ora sulla terra, rimarrebbe fortemente impressionato dalla solidarietà di cui tutto il genere umano oggi sta facendo sfoggio. Primi fra tutti gli Stati Uniti d'America in qualità di paese dominante l'economia mondiale della terra. Insomma una gara commovente, ma è tutto ora quellop che luccica ? E' tutta vera solidarieta' ? Se così fosse perchè questo paese è stato lasciato marcire nella miseria mentre magari orde di turisti si crogiolovano sulle spiagge di questa isola bevendo champagne e mangiando aragoste ? Perchè tutto il mondo che fino ad ora si è guardato bene da aiutare un popolo che ha sempre avuto bisogno della solidarietà di tutti ed ora con decine di migliaia di morti e tutto praticamentre distrutto, c'è una vera e propria gara a chi porta più aiuti ? Solo buonismo, crisi di coscienza o .... enormi interessi per occupare qualche spazio su questo territorio che .... sarà tutto da ricostruire. Questa ultima ipotesi sembra la più attendibile considerate le referenze del genere umano. Come dare credito a certi paesi che ora sembrano agire come delle organizzazioni non governative, ma che non ci pensano molto a portare la guerra in giro per il mondo con il paravento della esportazione della democrazia. Ora si corre a portare cibo, medicinali, vestiario, ma cosa si faceva quando sarebbe stato necessario portare gli stessi aiuti ma non in presenza di distruzione e morte ? Niente ... assolutamente niente. Ma si sa haiti ha petrolio ? No. Ha miniere di diamanti ? No. ha risorse naturali da sfruttare ? No. Solo qualche bella spiaggia ed allora meglio tenere quel popolo nella miseria e nella fame, altrimenti ci sarebbe il rischio che gli haitiani si diano da fare per sfruttare le loro bellezze naturali e magari fare anche affari. no gli affari meglio farli fare agli americani. La tanto demonizzata globalizzazione in realtà sarebbe un'opportunità per tutti, perchè non lo diventa ? Perchè i paesi forti, capitalisti globalizzano i loro interessi e non certo il loro benessere. I giapponesi sono famosi per le loro costruzioni antisismiche ... in una società globalozzata in tutto e per tutto, questa tecnologia dovrebbe essere a disposizione di tutti, ma se cosi' fosse probabilmente non saremmo sul pianeta terra.
    Tratto da:
    http://senzapelisullatastiera.blogspot.com/2010/01/solodarieta-o-ipocrisia-ed-opportunita.html

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  12. Beh, le tue considerazioni micius, sono mooolto opinabili. Nella prima parte del ragionamento hai messo sullo stesso piano: il maltrattameno degli animali, l'allevamento e il sopruso sul più debole (l'omicidio di Ibrahim). Qui c'è molto da dire: innanzitutto una cosa sono gli animali e un'altra gli esseri umani, in secondo luogo c'è una grossissima differenza tra uccidere per esperimenti ed uccidere per cibarsi. Di sicuro non ti incazzi con i leoni che si pappano tutte le gazzelle, e anche i leoni, educati all'uopo possono essere educati a cibarsi di proteine vegetali. Se ci pensi, la catena alimentare sarebbe di sè perfetta se l'uomo non fosse stato in grado di inserire la variabile T all'interno dell'equazione. La sua vita sarebbe stata "normale": sarebbe dovuto sottostare alle leggi che regolano tutte le altre specie. Evoluzione volle che guadagnasse i vantaggi per accrescere e conservare la propria specie. Allo stato attuale, credi davvero che sfruttando soltanto le risorse agrarie del pianeta riusciremmo a salvare tutti gli esseri umani dalla fame? Io credo proprio di no, in primis per la mancanza di sistemi logistici adatti alla distribuzione di tutti i beni, poi perchè per legge naturale l'umento demografico derivante da un'abbondanza di beni porterebbe comunque morti per fame, per non contare che lo sfruttamento intensivo dei campi non porterebbe comunque una significativa diminuzione della C, ma soprattutto un impoverimento dei terreni stessi, con il rischio di dover ricorrere a fonti alternative di sostentamento. Ho omesso poi in questo elenco di far notare come le proteine animali siano importanti tanto quanto quelle vegetali, in quanto ci sono vitamine che possono essere assunte esclusivamente tramite proteine animali e che, se tolte in un determinato periodo dello sviluppo o a determinati soggetti, possono provocare patologie anche gravi.
    Una soluzione più adatta la troviamo per esempio nella teoria della "decrescita", che ora non mi azzecca di spiegarvi, perchè quattro ore di computer mi sembrano sufficienti a soddisfare un corretto rincoglionimento quotidiano. Trovate comunque materiale a bizeffe su www.decrescita.it Adieu!

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  13. Scrivete una cosa per volta!!
    Allora...se a un cavallo si spezza una zampa, glielo paghi poi tu il nutrimento, le cure? Cioè, cavolo! Stessa cosa per gallina o mucca. Non esiterei un secondo a portarli al macello. Non possiamo pretendere che il mondo si rovesci in un secondo! Rubiamo ai poveri, e con questi soldi dovremmo accudire degli animali?? Sarebbe una contraddizione maggiore. Poi mangiare MENO carne ci sta anche, come ridurre tutti i consumi. La carne non ha una priorità così schiacciante, è solo un pezzetto del mosaico!

    Comunque quando ci troveremo d'accordo su qualcosa faccio dei post con dei riassunti, con delle conclusioni! ;)

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